Greta Vidal, una nuova sfida condivisa

L'eBook di Greta Vidal su Kindle

Un paio di mesi fa Greta Vidal si è trasformata in una nuova sfida condivisa.

Condivisa da chi? Per partire,  da me e da Davide Lorigliola, piccolo, coraggioso editore digitale friulano che, fondando “Terre da inventare”, ha deciso di investire energie, tempo e passione ( tanta ) in una casa editrice specializzata in ebook.  Il suo/nostro sogno? Partendo da Greta Vidal e passando attraverso vari altri romanzi, ridare vita non solo a narrativa, ma anche a poesia di qualità. E realizzare forse, spera Davide,  il primo ebook delle “Poesie a Casarsa” di Pier Paolo Pasolini.

Perché è strano, il mercato dei libri. O forse non è affatto strano: si è solo omologato al resto del mercato. Così può anche capitare che un libro invecchi in fretta, come qualsiasi altro bene “di consumo”, se non si è affrettato a diventare un classico ( destino riservato a ben pochi testi, a partire dalla seconda metà del Novecento).

In realtà a invecchiare non sono il suo eventuale valore, il suo contenuto o la sua storia, ma la sua spendibilità/rintracciabilità sul mercato:  ed ecco che molti testi, in Italia, diventano quasi introvabili.

Il formato digitale può essere un’alternativa? Io credo di sì. Tenterò di spiegarvi il perché.

Il mondo multimediale, per molti versi,  è l’amplificazione del sogno di ogni  scrittore o scrittrice: rappresenta l’opportunità di un filo diretto, immediato e potenzialmente ininterrotto con i lettori. La multimedialità riduce  spesso le difese  ( timidezze, esitazioni, pudori…) di chi pone la domanda e di chi cerca di dare   una risposta.

E dentro il complesso mondo multimediale,  la letteratura digitale ha il pregio di semplificare i livelli di intermediazione fra chi scrive e chi legge. Scrittore, eventuale agente, editore, distributore, libraio, lettore: la lunga catena di un tempo tenderà probabilmente a contrarsi.  Il diaframma fra chi scrive e chi legge si è già assottigliato, e forse si assottiglierà  ulteriormente. Conteranno di più i contenuti,  meno chi li veicola. Conterà meno, cioè, chi si assume la responsabilità – ma, innegabilmente, anche il potere – di dire “questo  sì, questo no”. Cioè di censurare, promuovere o bocciare un libro.

Tutto perfetto, allora? Naturalmente no.

La diffusione di letteratura on line  – e di comunicazione  attraverso i social network – rischia di essere più semplice e capillare, ma non necessariamente di qualità. Parlare non significa sempre avere qualcosa da dire.  E non sempre il  facile, o il tanto, rima con il buono.

Come ogni nuovo mezzo, anche quello degli ebook  – e dei social –  dovrà  trovare un proprio equilibrio.

Ma la comunicazione si è evoluta continuamente, ha sposato i supporti più diversi:  pittografica, ideografica, fonetica. E su pietra, su argilla, su tavolette di cera, su papiro, su pergamena, su carta… la scrittura ha un lungo passato, ma io credo che abbia anche un ineliminabile  futuro. Le idee – e le parole che danno corpo alle idee – hanno viaggiato tanto, e in tante diverse dimensioni.

Le dimensioni – i supporti – sono incessantemente cambiati. Quello che è rimasto invariato è il bisogno di comunicare, di lasciare una traccia, di immergersi e magari riconoscersi in una buona storia.

Che una storia viaggi su digitale va bene. Molto bene.

Ma ciò che conta è che sia una buona storia.